Un bacio? No, grazie. Ben lungi dall’essere un “apostrofo rosa tra le parole ti amo”, le effusioni a fior di labbra sembrano diventate un contatto a cui sempre più italiani tentano di sfuggire. Sarà perché il bacio “non mente” e rivela con intensità particolare i pensieri e i sentimenti più intimi, sarà perché, in tempi ancora a rischio di virus e malattie varie, dall’Hiv all’herpes, gli igienisti e i super ossessionati dal salutismo ad ogni costo sono sempre più numerosi, fatto sta che chi si sottrae al tenero rituale di un’effusione fa parte di un esercito di persone che si ingrossa giorno dopo giorno.
A disegnare l'identikit dei “non-baciatori” è Paola Vinciguerra, psicologa e psicoterapeuta, direttore dell'Uiap (Unità italiana attacchi di panico) presso la Clinica Paideia di Roma. Che analizza le motivazioni di chi preferisce “tenere la bocca chiusa” e divide i refrattari dell’effusione in tre grandi categorie: i “romantici-ritrosi”, i “salutisti” e “tormentati”. Il primo gruppo, spiega l’esperta, è composto da persone che temono di lasciarsi andare e di concedersi a un contatto che considerano troppo intimo, soprattutto nei confronti di un partner poco conosciuto. Su questo punto concorda anche sessuologa Gianna Schelotto, psicoterapeuta e componente del Comitato scientifico di Onda (Osservatorio nazionale sulla salute della donna), nonché autrice del libro “E io tra di voi. Le amanti e le loro illusioni”.
Spiega la Schelotto: "Il bacio ha un forte valore simbolico, evoca un atto di penetrazione e implica una vicinanza del viso e degli occhi anche più coinvolgente dell'atto sessuale stesso. Ci si può estraniare durante il sesso, ma è difficile farlo mentre ci si bacia. Per questo - e il problema è decisamente al femminile - magari si riesce ad avere rapporti occasionali, ma non a baciare" i partner di una notte. Da questo punto di vista, la questione riguarda soprattutto le donne, mentre gli uomini sembrano farsi meno problemi.
Ci sono poi i “salutisti”, ossia le persone che, in un’era di continui allarmi per la diffusione di malattie e virus, vivono con sospetto questo contatto e scambio di fluidi. Spiega Vinciguerra. “Alcune persone, spaventate dal timore di un contagio, preferiscono rinunciare a baciare". Questo gruppo di non-baciatori è spesso caratterizzato, oltre che dalla fobia per i contatti a fior di labbra, dalla ricerca di un’igiene estrema e ossessiva, ad esempio lavandosi continuamente le mani, pulendo in modo esasperato la casa, oppure evitando luoghi sporchi e diverse forme di contatti. “Paradossalmente – avverte la studiosa - per alcuni è più facile concedersi un rapporto sessuale occasionale senza protezioni che lasciarsi andare al bacio”. Un uomo, ad esempio, può dimenticarsi del profilattico se è preso da un attacco di ansia da prestazione, perché il condom è vissuto come una complicazione in più. Nel caso di una donna, poi, la paura di un rifiuto può portare alla rinuncia a chiederlo.
Quando poi sono i partner (mogli, mariti o fidanzati) a rinunciare al bacio o far finta di “dimenticarlo”, si tratta di un preciso segnale che il barometro della relazione sta precipitando verso il segnale di burrasca. In questo caso siamo in presenza della categoria dei “tormentati”. Come spiega la psicoterapeuta, sottrarsi al bacio è un preciso segnale di disagio nel rapporto di coppia, "Magari il sesso è ancora presente - dice Vinciguerra - ma se sotto le lenzuola si può fingere o mentire, il bacio è più sincero e intimo. Inoltre a volte lo si evita anche inconsapevolmente". In pratica, se all'improvviso uno dei due partner interrompe i rapporti sessuali, questo viene letto come un’esplicita dichiarazione che il rapporto non funziona. Mentre smettere di baciarsi non rende esplicito il problema, che a volte si nasconde anche a se stessi.
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